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Procrastinare: un’abitudine pericolosa

  • Immagine del redattore: Dott.ssa Paola Bernuzzi
    Dott.ssa Paola Bernuzzi
  • 8 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min



Rimandare a domani quel che si può fare oggi è una di quelle tentazioni che ogni persona ha sperimentato almeno una volta nella vita. Ci si ritrova ad ascoltare quella vocina interiore che propone pensieri come “potrei iniziare domani”, “c’è ancora tempo, non ho fretta di farlo proprio oggi”, “cosa potrà mai succedere se lo faccio domani”. Dietro a questi rinvii, che sembrano minimi e senza effetti collaterali, potrebbe nascondersi un meccanismo psicologico più complesso che, se assunto come comportamento abituale, può avere un impatto importante sulla qualità della vita personale e professionale.


Procrastinare non è sempre provocato dall’essere pigri. Spesso dietro al rimandare c’è una difficoltà difficile da gestire nell’affrontare ansie, paura del giudizio e bisogno di perfezione. La paura di non essere abbastanza bravi per svolgere un compito al meglio porta a rimandare il momento in cui affronteremo questa difficoltà, sperando che il tempo di attesa ci possa miracolosamente far vedere il modo migliore di agire. Così, anziché affrontare l’ansia iniziale, si preferisce evitarla, rifugiandosi in attività che possano distogliere la nostra attenzione dal problema: scrollare i social, riordinare la scrivania, guardare una puntata di una serie. Spesso ci si cimenta in un’altra difficoltà, più facilmente affrontabile, per avere una scusa ufficiale (in primis con noi stessi) per procrastinare l’impegno tanto temuto.


Capita a tutti di decidere di temporeggiare nell’affrontare un impegno difficile e questo non è necessariamente un problema, anzi, a volte è saggio non agire d’impulso, ma la questione si complica quando la procrastinazione diventa un’abitudine.

Quello che sembra un sollievo momentaneo: "Non ci penso adesso”, si trasforma con il passare del tempo in un peso ingombrante, che aumenta con l’aumentare della procrastinazione. La scadenza si avvicina, l’ansia aumenta e il senso di colpa si fa sentire. Alla fine, si finisce per lavorare in emergenza, sotto stress, ottenendo magari un risultato accettabile, ma al prezzo di notti insonni, irritabilità e, a volte, sensazione di inadeguatezza.


Studi in ambito psicologico hanno dimostrato che la procrastinazione è strettamente legata alla regolazione delle emozioni. Non è tanto una questione di gestione del tempo, quanto di gestione degli stati emotivi. Quando un compito genera disagio, il nostro cervello fa in modo di non dover affrontare la difficoltà per evitare il carico emotivo che ne deriva. È bene però tener presente che questa strategia dona sollievo solo a breve termine, e costringe ad affrontare emozioni negative che diventano più pesanti man mano che il tempo passa.


Ovviamente non tutti i procrastinatori sono uguali. Alcuni rimandano occasionalmente, altri hanno questa modalità come abitudine, con conseguenze importanti sulla carriera, lo studio, le relazioni.

La buona notizia è che la procrastinazione si può affrontare. Il primo passo è riconoscere il problema, senza giudicarsi troppo severamente. La consapevolezza è fondamentale per iniziare, per esempio, attuando strategie pratiche come suddividere i compiti in micro-attività, stabilire obiettivi realistici, creare ambienti di lavoro privi di distrazioni.


Quando però la procrastinazione diviene cronica, si trasforma in una sorta di auto-sabotaggio. Alcuni esperti parlano persino di “procrastinazione patologica”, una condizione che richiede interventi specifici, attuati da psicologi.

In questo caso, chiedere un supporto psicologico significa semplicemente utilizzare i consigli di un’esperto per affrontare una difficoltà con minore fatica, consapevoli del fatto che probabilmente si potrebbe farcela anche da soli ma che con un professionista il risultato è decisamente più completo.


È bene tener presente che iniziare è spesso più importante di completare velocemente, e che l’azione, anche se imperfetta, è spesso il miglior antidoto all’ansia. L’inizio è il passo più difficile, uscire dall’immobilità genera slancio, e lo slancio porta al raggiungimento dell’obiettivo. È sufficiente cercare di fare il meglio possibile. Anche gli interventi chirurgici al cuore sono eseguiti al meglio possibile. La perfezione non è una qualità umana.


 
 

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