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Mind blanking

Immagine del redattore: Dott.ssa Paola Bernuzzi
Dott.ssa Paola Bernuzzi
5 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Quando la mente si spegne: cosa accade davvero nel nostro cervello?

«Aspetta… cosa stavo dicendo?». È un’esperienza comune: improvvisamente il filo del pensiero

sembra interrompersi. Non siamo distratti da un’altra idea, non stiamo fantasticando e, almeno

apparentemente, non stiamo pensando a qualcosa di diverso. Semplicemente, per qualche

istante, nella nostra mente sembra non esserci nulla.

Questo fenomeno viene definito in inglese “mind blanking”, e in italiano corrisponde a “mente

vuota”. Una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), la

rivista scientifica ufficiale della United States National Academy of Sciences, suggerisce che non

si tratti soltanto della sensazione soggettiva di aver perso un pensiero, ma di uno stato mentale

specifico, caratterizzato da una particolare attività cerebrale.

Mente vuota e mente che vaga tra i pensieri non sono la stessa cosa.

Uno degli aspetti più interessanti di questa particolare osservazione riguarda la distinzione tra

mind blanking e mind wandering. Nel mind wandering, cioè “la mente vagabonda” l’attenzione si

allontana da ciò che stiamo facendo perché viene catturata da altri contenuti: ricordi, programmi,

preoccupazioni, immagini o fantasie. La mente vagabonda, quindi, continua a produrre pensieri,

semplicemente rivolti altrove, lontano dalla situazione presente, mentre nel mind blanking, invece,

sembra accadere qualcosa di differente: il contenuto mentale stesso si riduce temporaneamente,

fino alla sensazione di non stare pensando a nulla.

Per comprendere meglio questa differenza, i ricercatori hanno utilizzato registrazioni EEG

(elettroencefalogramma) mentre i partecipanti svolgevano un compito che richiedeva

un’attenzione prolungata. Durante l'esperimento venivano distinti tre stati mentali: attenzione

focalizzata sul compito, mind wandering e mind blanking.

È stato osservato che anche il comportamento della persona cambiava. Durante il mind blanking i

partecipanti mostravano tempi di risposta più lenti e un maggior numero di risposte mancate. Nel

mind wandering, invece, tendevano a rispondere più velocemente, ma il loro cervello produceva

un maggior numero di risposte errate.

È una differenza significativa: nel primo caso sembra verificarsi una sorta di temporanea riduzione

della disponibilità mentale; nel secondo la mente è attiva, ma orientata verso contenuti diversi dal

compito presente.

Quindi: cosa succede nel cervello quando non riusciamo a ricordare per brevissimo tempo ciò

che stavamo facendo, o dicendo, pochi attimi prima?

Le registrazioni EEG hanno mostrato che il mind blanking è associato ad alterazioni

nell’elaborazione visiva e a una relativa assenza delle risposte normalmente collegate all’accesso

cosciente alle informazioni visive.

Una buona notizia: non dobbiamo necessariamente preoccuparci quando la mente si svuota:

brevi episodi di questo tipo fanno parte dell’esperienza umana. Lo studio apre però una

prospettiva affascinante: la coscienza potrebbe non essere un flusso continuo e ininterrotto di

contenuti.

Gli autori suggeriscono infatti che il mind blanking possa rappresentare, almeno per pochi istanti, uno stato mentale realmente privo di contenuto. È un’ipotesi importante perché ci costringe a

riconsiderare l’idea intuitiva secondo cui, finché siamo svegli, nella nostra mente debba

necessariamente esserci sempre “qualcosa”.

Naturalmente rimane una cautela fondamentale. La ricerca è stata condotta in un contesto

sperimentale e saranno necessari ulteriori studi per comprendere quanto questi risultati possano

essere generalizzati alla vita quotidiana.

Eppure quella piccola esperienza che tutti conosciamo, interrompere una frase o entrare in una

stanza dimenticando improvvisamente cosa volevamo fare, assume una prospettiva nuova.Forse, qualche volta, non abbiamo semplicemente “perso” un pensiero. Per qualche istante, quel

pensiero potrebbe davvero non esserci, ma la motivazione non è necessariamente originata da

una patologia.

Quando però gli episodi di mind blanking risultano intensi e ricorrenti, è bene consultare uno

specialista per un controllo.

 
 
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