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  • Immagine del redattoreDott.ssa Paola Bernuzzi

Come usare gli anti-obiettivi per raggiungere le proprie mete

Recentemente è apparso su Forbes un articolo della dottoressa Supriya Venkatesan, founder & Master Coach di Samskara, società americana di mindset e business coaching, che spiega in modo chiaro come poter potenziare la determinazione per il raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Dal suo studio nascosto in una piccola cittadina a 35 chilometri da Chicago, la Dottoressa propone un nuovo approccio che parte da una visione opposta a quella tradizionalmente proposta dalla maggior parte dei mental coach. Nei corsi per migliorare la performance, si parte di solito dal focalizzare gli obiettivi da raggiungere, creare un risultato e fissare le pietre miliari per completare il percorso fino al raggiungimento dell’obiettivo. Strumenti come S.M.A.R.T (Specific (specifico), Measurable (misurabile), Achievable (raggiungibile), Relevant (rilevante), Time-based (basato sul tempo) o F.A.S.T (Frequent discussione, Ambitious in scope, Measured by Specific/metrics/milestones e Trasparent) o il metodo per risultati chiave (OKR - Objectives and Keys Results) richiedono un’identificazione precisa dell’obiettivo e un’altrettanto precisa definizione dei passi da fare per arrivare ad un futuro desiderato.


In realtà però il cervello umano è predisposto in modo diverso. Dalla sua comparsa sulla terra, la razza umana si è attrezzata per la lotta per la sopravvivenza. Gli obiettivi principali della nostra evoluzione psico fisica sono stati evitare il pericolo, il dolore e la sofferenza. A livello primordiale, non percepiamo come fondamentale il rispetto delle scadenze, l’aumento dei KPI o l’innalzamento della capacità produttiva, il nostro istinto ancestrale predilige le strategie conservative e l’evitamento dei rischi. Quello che era fondamentale per la sopravvivenza dei nostri antenati cavernicoli, per certi aspetti risulta ancora importante per gli umani di oggi e viene denominato “pregiudizio della negatività”.

L’organo principe di questa attività è l’amigdala: una piccola ghiandola a forma di mandorla nascosta nella regione più profonda del nostro cervello. L’amigdala si occupa di elaborare le risposte emotive, specialmente quelle legate alla paura e all’ansia e quando si prevedono potenziali insidie, attiva dei meccanismi protettivi per agire ed evitare l’esito negativo.

Generalmente però, quando fissiamo un obiettivo basato su un desiderio, il cervello non si attiva con lo stesso livello di intensità, perché non viene attivato un segnale di pericolo e anche se si attivano i centri cerebrali relativi alla ricompensa, la risposta non arriva così intensa perché l’amigdala, che non rileva alcun pericolo, non viene attivata. Il desiderio è meno potente del bisogno di sopravvivenza.

In Samskara propongono il modello degli Anti Obiettivi. Una teoria supportata da numerose prove empiriche. L’innato pregiudizio contro la negatività, pregiudica la motivazione a completare le attività e si manifesta come una reazione forte verso gli stimoli negativi e una tendenza a ricordare le esperienze traumatiche in modo più vivido. Quindi, quando definiamo un incentivo come mezzo per evitare una sconfitta, aumenta notevolmente la nostra motivazione a perseguire l’obiettivo.

Uno studio del Journal of Personality and Social Psychology ha mostrato che le persone hanno reagito più rapidamente e si sono sentite più motivate quando i loro obiettivi sono stati inquadrati come qualcosa da evitare piuttosto che qualcosa da raggiungere.

Quindi: come si struttura un approccio di definizione degli obiettivi “al contrario”?

Ecco i passaggi fondamentali:


1. Identificare il negativo

Iniziare identificando ciò che si vuole evitare (per esempio: stress, conflitti, perdite finanziarie o qualunque altro risultato negativo). È importante essere specifici, e non essere ritrosi nell’identificare chiaramente il proprio timore. Si deve prendere questo esercizio come un’occasione unica per concentrarsi sulle proprie paure e preoccupazioni.


2. Delineare i propri anti-obiettivi

Quando si è ben definito cosa si vuole evitare, e le sue conseguenze, si deve creare gli anti-obiettivi (se non voglio vivere situazioni di stress sul lavoro il mio anti-obiettivo potrebbe essere “non lavorerò più nel fine settimana”)

3. Immaginare le conseguenze

È importante riuscire ad immaginare cosa succederà se non si riuscirà ad evitare le situazioni negative, e in che modo queste influenzeranno la vita, il lavoro, le relazioni. Questo passaggio è fondamentale per attivare il necessario livello di urgenza che costringe il cervello ad agire (attivazione dell’amigdala)


Facciamo un esempio:

sei il fondatore di una startup e il tuo obiettivo aziendale creato, secondo i metodi più comuni, è "aumentare le entrate annuali del 15%". Questo è certamente un obiettivo chiaro e misurabile, ma stai lottando per raggiungere questo KPI, e quindi ti affidi al potere degli anti-obiettivi.

Il primo passo sarà pensare alle condizioni che impediscono il raggiungimento degli obiettivi. Per esempio:

  • Perdere tempo in riunioni improduttive

  • Assunzione di progetti con un basso margine di profitto

  • Avere scarsa comunicazione all'interno del team, che porta a ritardi nel progetto

Dovrai trasformare queste situazioni potenzialmente negative in anti-obiettivi:

  • Evitare riunioni improduttive.

  • Evitare di accettare progetti a basso profitto.

  • Evitare comunicazioni inefficienti all'interno del team.

Quindi, escogiterai strategie per assicurarti che questi anti-obiettivi siano raggiunti:

  • Limita le riunioni solo agli argomenti essenziali e assicurati che abbiano un'agenda e un'ora di fine chiare.

  • Stabilisci un margine minimo di profitto per i progetti che accetti.

  • Incoraggia la comunicazione aperta e il feedback regolare e utilizza gli strumenti di gestione dei progetti per migliorare la collaborazione del team.

Concentrandoti su questi anti-obiettivi e visualizzando le potenziali dolorose conseguenze, contribuisci a evitare le condizioni che ti impedirebbero di raggiungere il tuo obiettivo di entrate. Sfruttando il naturale pregiudizio della negatività del cervello umano, questo approccio allarga la mente, fornisce una prospettiva completamente diversa e aumenta la motivazione per raggiungere l’obiettivo aziendale finale di aumentare le entrate del 15%.


Impostando anti-obiettivi, possiamo sfruttare i meccanismi di sopravvivenza incorporati nel nostro cervello e usarli per raggiungere i nostri obiettivi più velocemente e più facilmente. E non è quello che vogliamo tutti: raggiungere i nostri obiettivi evitando inutili sforzi e lotte lungo la strada? Cosa c'è di più umano di questo?


Paola Bernuzzi 10 luglio 202

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